TeleArchitettura: riflessioni sulla didattica del progetto.

Una conversazione di Davide Dal Sasso con Giovanni Durbiano e Tommaso Listo

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TeleArchitettura è un progetto avviato dal Politecnico di Torino sulla didattica a distanza del progetto di architettura. TeleArchitettura è un sito che si sviluppa attraverso due modalità: una di raccolta, scambio e condivisione delle esperienze dei vari laboratori di progettazione, l’altra di analisi e sistematizzazione di queste esperienze in vista di una definizione di limiti e potenzialità.

DDS: Iniziamo dall’idea: come è nato il progetto TeleArchitettura?

GD: Quando stava per cominciare la quarantena, i docenti di progettazione del Politecnico si sono trovati (per l’ultima volta in presenza) per discutere su come poter interagire progettualmente con gli studenti. E visto che ognuno di noi aveva idee diverse, abbiamo pensato di aprire una piattaforma che mettesse a confronto le esperienze di ciascuno. In modo da non ripetere tutti gli stessi errori.

DDS: Perché la distanza pone dei problemi per la didattica del progetto? 

GD: L’insegnamento della progettazione architettonica necessita, più di altre discipline, di forme strette di scambio con gli studenti. Al contrario delle storie, delle matematiche, delle scienze del diritto, e di tante altre discipline che sono praticate eminentemente ex cathedra, la progettazione richiede un continuo confronto con lo studente sul suo componimento creativo. Il professore (o per lo meno il professore interessato a coltivare l’attitudine individuale dello studente al progetto) non insegna come si progetta, ma dialoga sulle ipotesi disegnate dallo studente per contribuire a definirne l’interna coesione narrativa. È questo aspetto intrinsecamente dialogico del progetto che lo rende particolarmente inadatto ad essere insegnato a distanza. Infatti moltissimi colleghi sono a disagio nella situazione dove manca la presenza.

DDS: Considerando le necessità di dialogo e confronto, pensate che ci siano anche degli aspetti positivi?

GD: Premesso che sicuramente ci sono innumerevoli svantaggi, che altri hanno già elencato con dovizia; e premesso anche che una scuola di architettura, cioè una scuola dove si impara a scambiare le proprie iscrizioni progettuali con il vasto mondo coinvolto nell’architettura, ha bisogno della presenza per poter esercitare lo scambio con efficacia; qualche aspetto positivo lo abbiamo trovato.

TL: Uno degli aspetti forse più interessanti che TeleArchitettura sta facendo emergere è che una serie di modalità di interazione che credevamo definite una volta per tutte (quali le domande dopo una lezione, il controllo dell’attenzione, il dibattito) non sono obbligatoriamente penalizzate dalla distanza. Anzi: possono essere addirittura facilitate grazie al ricorso alla piattaforma.

Stefano Sogno Fortuna

 

DDS: Dall’esperienza di TeleArchitettura quale rapporto emerge tra progetto e didattica?  

TL: Nonostante Heidegger, per il quale è condizione originaria dell’esserci, la progettualità è una categoria che richiede almeno un po’ di tempo per essere sviluppata, e la didattica ha innanzitutto questo compito. Inoltre, come già detto, la didattica progettuale ha una caratteristica che rende ogni sperimentazione a distanza più interessante: è basata su un dialogo costante tra docenti e studenti, dal quale non può prescindere. L’interazione non è, come avviene per le lezioni frontali di carattere teorico, una comunicazione per lo più a senso unico, ma un dialogo e un fare insieme. Che poi la stessa didattica sia un progetto, lo constatiamo anche con TeleArchitettura.

DDS: Dal video sulle mappe topologiche a quelli sugli errori e le postazioni di lavoro fino alla riflessione sul rapporto tra strategia e competenze scientifiche, un elemento che risalta è sicuramente l’interazione: che ruolo ha per le vostre attività e per la riflessione sul progetto?

TL: È difficile per noi immaginare un architetto, e quindi anche lo studente di architettura, che pratichi la sua competenza al di fuori di una rete di relazioni. Certo, magari ci sarà un architetto che lavora da solo, si commissiona un progetto, lo disegna, lo costruisce con le sue mani in uno spazio di sua proprietà e infine lo usa. Ma al di fuori di questo caso – probabilmente raro e limitato a interventi di piccola scala – l’architetto non può fare a meno di interagire con la realtà fisica e sociale. Per preparare gli studenti a questa interazione con il mondo in quasi tutte le scuole di architettura si chiede agli studenti di lavorare in gruppo. Nelle condizioni attuali tutto ciò è messo ovviamente alla prova, però al contempo risalta in modo particolare; gli strumenti digitali che stiamo usando, per esempio, oggettivano proprio le reti di relazioni e registrano gli scambi che le attraversano.

DDS: Una delle vostre lezioni dedicate al sopralluogo virtuale permette anche di considerare il rapporto tra prevedibilità e imprevedibilità. Che riflessioni sono emerse in proposito?

TL: La prevedibilità è un aspetto necessario in qualsiasi attività di progettazione, e la mediazione del virtuale, come nel caso del video citato, ci coinvolge in un ragionamento che va oltre l’ambito didattico e investe la pratica architettonica in senso lato. Già alcuni studi professionali, e i centri di ricerca più avanzati, fanno ampio uso di programmi di simulazione e applicazioni di intelligenza artificiale al progetto architettonico. Si desse quindi il caso in cui il nostro modo di intendere il significato di prevedibilità diventasse equivalente a quello di virtualmente simulabile – ma presupponendo che il virtualmente simulabile possa coprire solo una determinata parte dei fenomeni coinvolti nell’attività progettuale – ci dovremmo chiedere se l’imprevedibilità non diventi a sua volta una competenza da formalizzare e trasmettere in quanto tale. Questo è uno di quei casi in cui aspetti del lavoro di TeleArchitettura si intersecano a una riflessione di carattere generale.

GD: Il lavoro del progettista è un insieme di calcolo del prevedibile e invenzione dell’imprevedibile. Come sono necessarie tecniche specifiche per il calcolo, sono parimenti necessarie tecniche per l’invenzione. E le promesse progettuali, soprattutto quando riescono a tramutarsi in contratti, e diventare realtà, devono essere capaci di tenere insieme le due dimensioni.

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DDS: Attraverso l’esperienza di TeleArchitettura quali sono gli aspetti più significativi che stanno gradualmente emergendo e che potrebbero contribuire a pensare allo scenario della didattica del progetto dopo l’emergenza Coronavirus?

TL: La definizione di questi aspetti è ovviamente un cantiere aperto. Possiamo però già ora azzardare che uno tra i più significativi è sicuramente il fatto che l’attività didattica venga tutta registrata e archiviata. In questo senso le università, come il Politecnico, che si avvalgono di propri strumenti – server e programmi – per i servizi didattici ci sembra si collochino in una posizione di vantaggio. La gestione in proprio delle registrazioni permette di non dover cedere dati a erogatori di servizi terzi e ad avere a disposizione una mole notevole di materiale smontabile e rimontabile in prospettiva di un suo utilizzo futuro che potrà essere molteplice.

GD: La registrazione delle interazioni progettuali tra studenti e docenti, e anche tra studenti e studenti (quando lavorano in gruppo), costituisce di fatto un enorme archivio di esperienze empiriche di scambi progettuali. Questo archivio, se ordinato, può assumere la forma di un catalogo delle azioni possibili rispetto a determinati problemi di organizzazione dello spazio. Il catalogo ci permette di organizzare le pratiche progettuali e renderle generalizzabili, andando a costruire una sorta di manuale di strategie progettuali continuamente incrementabile e falsificabile. La cosa straordinaria è che tutto questo materiale non esisteva prima dell’avvio della didattica a distanza. Solo con la possibilità di poter registrare (tramite il medium delle piattaforme) si rende possibile la produzione di questo archivio.

TL: La possibilità di acquisire dati aggregati sulle interazioni attraverso piattaforme proprietarie permette poi, oltre al lavoro sui contenuti, di studiare i modi con cui studenti e docenti interagiscono offrendo un riscontro prezioso per migliorare le esperienze didattiche. Sempre a proposito della registrazione, è stato curioso notare come spesso siano gli studenti a ricordare ai docenti che se ne dimenticano di attivarla a inizio lezione, come avessero introiettato la necessità di una funzione che fino a poche settimane fa era svolta dai classici appunti. Concludendo, la situazione dovuta dall’emergenza sanitaria sta creando le condizioni per poter sperimentare molti strumenti che potranno essere utili, anche per ragioni diverse da quelle attuali, in un contesto post emergenza: intuire queste potenzialità è uno degli obiettivi di TeleArchitettura.

www.telearchitettura.com

Le immagini sono di Stefano Sogno Fortuna.

 

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