Post-coronial Studies. Don Ferrante aggiornato

di Maurizio Ferraris

don-ferranteFilosofo scolastico e saccente, Don Ferrante, una volta esplosa la peste di Milano osservò che il contagio non era né sostanza né accidente, dunque non esisteva. Non prese alcuna precauzione, e ovviamente morì, commenta Manzoni, “maledicendo le stelle come un eroe di Metastasio”. Oggi se ne sarebbe andato maledicendo il Kapitale, e sarebbe stato, ora come allora, un cretino. Ma se lui è morto, tanti slogan alla Don Ferrante sono tutt’ora di moda, nei giorni della nuova peste. Eccone alcuni.

 

“A virus is haunting Europe – the vector is capitalism”

Ecco un titolo che è capitato di leggere in questi giorni, che esprime come meglio non si potrebbe l’attitudine superstiziosa che si nasconde dietro al complottismo di chi vede nel virus uno stratagemma degli americani, o dei cinesi e poi degli italiani, e poi vai a capire di chi, per tenerci tutti a casa e attuare il colpo di stato. Questa superstizione, tanto più offensiva della dignità umana in quanto non nasce da schietta ignoranza, bensì dalla pretesa di saperla lunga, esiste in ogni tempo e in ogni luogo.

Il vettore del virus non è, ovviamente, il capitalismo, ma ognuno di noi, in quanto umano, indipendente dal suo credo politico, proprio come accade per il web. Facciamoci caso: senza umani, né il web né il virus farebbero molta strada. E non la farebbero non perché gli umani diano intelligenza al web o al virus (quest’ultimo, poi, a tutto è interessato tranne che alla nostra intelligenza), ma perché ne traggono motivazioni, movimento, insomma, in una parola: vita.

 

Onlife

Onlife, ve la ricordate? Il virtuale che avrebbe preso il posto del reale, e, più radicalmente, la differenza ontologica tra onlife e offlife, la vita online e quella che online non è. Ma, lo abbiamo appena visto, il nutrimento della onlife è per l’appunto la offlife, che a sua volta trae intenzioni, motivazioni e bisogni dalla onlife. Il modo più corretto con cui oggi potremmo tradurre Onlife non è tanto la vita laggiù o lassù, sulla nuvola, quanto piuttosto: On Life, staccato, Über das Leben, Sulla vita, De vita, Perì tou biou.  E la vita è movimento non meno che pensiero. Anche questo deve essere ricordato – e ce lo ricorda questa crisi – si è portati a dare delle versioni facili e futili dell’umanità come immersa in un Walhalla di nome Web. Certo che c’è la nuvola, ma alla fine di tutta questa nuvola ci sono delle mani che toccano una tastiera.

 

Alone together

“Let’s be alone together” non è solo un bellissimo verso di Waiting for the Miracle di Leonard Cohen, ma anche un pernicioso luogo comune che ci ha perseguitati in questi ultimi anni – il fatto che la socialità fosse finita, volata via nella nuvola, negli schermi, lontano. Se così fosse, la quarantena non ci cambierebbe nulla. La quarantena, con le restrizioni di movimento e di contatto che ci impone, dimostra che tutte quelle discussioni erano vuote, false e nel migliore dei casi concettualmente inadeguate.

 

Surveillance Capitalism

Il Panopticon è una immagine potente inventata da un grande filosofo, Bentham, e rilanciata da un altro grande filosofo, Foucault. Entrambi partivano dall’assunto che ci sia un reale interesse di un sorvegliante nel sorvegliare una o più persone. Nel caso di Bentham, che aveva inventato una prigione modello, l’interesse era ovvio. Nel caso di Foucault, che pensava a uno stato assoluto di stampo francese, poteva ancora andare. Ma nella turba dei loro seguaci che applicano la metafora a un Capitale (come se fosse un soggetto riconoscibile e dotato di intenzioni) l’idea dimostra solo vanità (ci crediamo dannatamente interessanti) e superficialità (non c’è nulla di comune fra uno stato verticistico di tipo francese e il rizomaticissimo capitale). Quello che è più grave è che l’idea, oltre che sciocca, è pericolosa, perché impedisce di adoperare le enormi possibilità di tracciamento permesse dal Web per sconfiggere il virus.

panopticon

Ecocolonialism

I più alla buona si limitano a sostenere che viviamo nell’antropocene, ossia nel mondo modellato interamente dagli umani; i più sofisticati pretendono invece che a modellare tutto questo è il Kapitale che ha colonizzato il mondo. Dare la colpa di quello che avviene a Proserpina sarebbe più poetico ma ugualmente falso. Lasciate da parte le mitologie e gli animismi, veniamo alle solide preoccupazioni di chi teme per l’ambiente, cioè per noi stessi. Il resto del mondo sopravvivrà alla grande, ed è difficile non cogliere l’attitudine superstiziosa di chi oggi dice “è la natura che si vendica”. Di che? Perché? E poi: siamo ancora ai fulmini di Zeus e alle piaghe d’Egitto?

 

Stato di emergenza con pretesti securitari

Siamo poi così sicuri di essere tanto interessanti? Consideriamo un diritto imprescindibile quello di nascondere i nostri contatti alla sanità? Pensiamo che la stretta securitaria, una volta applicata, imboccherà una strada di non ritorno? Sebbene la storia sia anche il racconto di un numero incalcolabile di azioni stupide, non saremo tanto stupidi da rinunciare al Parlamento solo perché in questi tempi delle fondatissime ragioni sanitarie ne sconsigliano l’attività in presenza – benché, non dimentichiamolo, in Italia ci sia stato qualcuno di tanto irriflessivo da suggerire, ben prima che il virus entrasse nelle nostre vite, che il Parlamento potrebbe essere sostituito da una piattaforma e qualcun altro che gli è venuto dietro proponendo la riduzione del numero dei parlamentari.

 

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